Donne e Sport: una discriminazione mai sconfitta

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DONNE E SPORT: UNA DISCRIMINAZIONE MAI SCONFITTA, questo il titolo dell’evento che si terrà alle ore 15,30, venerdì 10 maggio, nella sala Giuditta Levato di Palazzo Campanella a Reggio Calabria, l’incontro è promosso dal CONI, dalla Regione Calabria, dall’Ordine degli Avvocati della Calabria, dal Comitato delle Pari Opportunità e dall’Università Mediterranea di Reggio Calabria.

Se ne discuterà alla presenza di Mariarita Stilo, componente della Commissione Regionale delle Pari Opportunità, che modererà gli interventi dopo un breve saluto da parte delle istituzioni con Nicola Irto (Presidente del Consiglio Regionale della Calabria), Angela Robbe (Assessore al Lavoro e al Welfare), Giuseppe Falcomatà (Sindaco della Città Metropolitana di Reggio Calabria).

Diversi i relatori dell’incontro tra i quali la Presidente della Commissione delle pari opportunità, Cinzia Nava; il Presidente del Comitato Regionale CONI Calabria, Maurizio Condipodero; la dirigente territoriale CONI, Cecilia D’Angelo. A relazionare anche Silvia Salis, atleta e membro del Consiglio Nazionale del CONI e Angela Busacca, docente di Diritto Sportivo all’Università di Reggio Calabria.

L’evento darà diritto a 3 crediti formativi.

All’incontro si analizzeranno le prospettive di riforma per un cambiamento nella tematica. Sin dal passato anche la presenza delle donne alle Olimpiadi è stata nel tempo in lenta crescita: alle Olimpiadi del 1904 si ebbe lo 0,94% di presenza femminile nelle gare per passare al 4,39% (1924). Nel 1928 salirono a una punta del 9,38% per discendere all’8,32% a Berlino nel 1936. Solo ai Giochi olimpici del 1952 a Helsinki superano il muro del 10%, toccando il 10,56%, nel 1976, oltre vent’anni dopo, quello del 20%, con un 20,77%, e per superare la soglia importante del 33,98% si è dovuto attendere Atlanta 1996. Molti sono i testi che hanno parlano della problematica dello sviluppo della donna nella pratica sportiva.

«La storia e la pratica dello sport femminile sono fatte anche, se non soprattutto, dai processi di trasformazione che hanno interessato il corpo della donna, come il coprirsi-scoprirsi progressivo, l’emergere di una fisicità da utilizzare ed esibire secondo canoni di comportamento e abbigliamento, sempre meno vincolati dal giudizio morale e dall’ambiguo sguardo maschile – afferma Maria Canella, docente all’università Statale di Milano e curatrice del libro intitolato “Donna e sport” insieme a Sergio Giuntini e Ivano Granata –. Il corpo sportivo femminile concorre, specie tra Otto e Novecento e in seguito fra le due guerre mondiali, ad abbattere tabù sessuali e convenzioni imposte dalla nozione di pudore, lotta contro i pregiudizi, gli stereotipi, assume un significato trasgressivo rispetto ai ruoli precostituiti»

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